pubblicato in: Corpo-mente - da: Cristina Bari
Quando parlo del mal di testa, di solito davanti ad un pubblico di medici o esperti del settore, mostro sempre, come diapositiva iniziale, una fotografia scattata in un museo di Ghent, in Belgio. Essa raffigura un’opera d’arte, esposta durante una mostra dal tema “arte e medicina”. Si presenta come un enorme groviglio di legno sorretto da sostegni metallici. Su di questa, apparentemente irrisolvibile, matassa veniva indirizzato, sapientemente, un fascio di luce con il risultato di proiettare sul muro la scritta “migraine”, emicrania o mal di testa in genere.
Quest’immagine è emblematica di quello che viviamo tutt’oggi, nel campo medico, per molte patologie. Le società scientifiche discutono, dibattono e, spesso, litigano su questioni classificative, tassonomiche, e di cavilli diagnostici vari, contribuendo ad ingrandire il groviglio già esistente. Il fascio di luce, necessario, ed auspicabile, è quello della chiarezza sulle reali cause di una malattia, al fine di attuare un’efficace prevenzione e, nella migliore delle ipotesi, ottenere la formula terapeutica. Purtroppo, invece, sul riconoscimento della patogenesi e sul trattamento, delle cefalee come di tante altre malattie, sono ancora tante le incognite della scienza e della moderna medicina.
I passi da gigante in termini di progresso tecnologico applicato alle varie branche mediche, non hanno, tutt’ora, prodotto i risultati sperati in termini di benessere. Basta dare un’occhiata ai dati epidemiologici per accorgersi che tumori, malattie cardiovascolari e tanti altri grandi mali sono tutt’altro che sconfitti.
Il mal di testa, questo grande sconosciuto, non è da meno. Non tanto sconosciuto, però, se si pensa che, stando agli ultimi dati epidemiologici, ne soffre, almeno occasionalmente, ben il 47% della popolazione adulta.
Esistono diversi tipi di mal di testa, che in gergo medico chiamiamo comunemente cefalee. Si passa dalla classica emicrania alla più frequente, ma meno invalidante, cefalea muscolo-tensiva per arrivare a quelle forme, fortunatamente rare, come la cefalea a grappolo, caratterizzate da attacchi dolorosi tanto drammatici da aver indotto qualche paziente al suicidio.
Il mal di testa è considerato un problema transitorio ma, in realtà, il 3% della popolazione ne è affetto in modo cronico (più di 15 giorni al mese).
E’ una malattia, cosiddetta, di genere in quanto colpisce prevalentemente, con rapporto di 3:1, le donne.
I costi sociali sono elevati, andando a considerare, ad esempio, i giorni d’assenza dal lavoro ma l’impatto a livello personale è ancor più grave. Infatti, la cefalea è considerata tra le prime 10 (prime 5 per le donne) cause di invalidità maggiore al mondo. Parliamo di sofferenza e scadimento netto della qualità della vita di persone giovani, in carriera e, spesso, con figli non adulti.
Sulle cause del mal di testa si potrebbe scrivere un libro. Un romanzo più che altro. Nel corso degli anni si sono avvicendate varie teorie, oggi del tutto smentite dalle varie società scientifiche. Una delle più quotate, la IHS (International Society of Headache) stila, con aggiornamenti periodici, una classificazione delle cause e delle varie manifestazioni delle cefalee che, a leggerla tutta, il mal di testa può solo provocarlo.
Sul piano terapeutico abbiamo ben poco da stare allegri, direi che il romanzo assume le caratteristiche di un dramma. Da un lato si sfornano sempre più farmaci sintomatici che, grazie ai continui sforzi delle case farmaceutiche, sono in grado di bloccare, con buona efficacia, il singolo attacco senza dare troppi effetti collaterali. Dall’altro, essendo carenti i rimedi farmacologici per una risoluzione totale del problema, questi pazienti si affidano sempre di più a terapie “non convenzionali” quali l’agopuntura, la reflessologia, la massoterapia, la chiropratica, l’omeopatia, giusto per citarne qualcuna.
Personalmente, occupandomi di tecniche interventistiche per i dolori cronici, punto molto sulla risoluzione delle problematiche della colonna cervicale, che spesso accompagnano il mal di testa. Con l’applicazione, ad esempio, delle Radio Frequenze su determinate strutture nervose del collo, ottengo spesso buoni risultati, di durata medio lunga, quando non definitivi.
Ci sono, insomma, tanti progressi ma ancora tanti fallimenti. Dobbiamo ammettere, purtroppo, che non siamo ancora arrivati a capire qual è la strada giusta.
Come giovane medico, però, non ho voglia di arrendermi. E vorrei vederci più chiaro, voglio impegnarmi per accendere quel gran riflettore che un giorno proietterà il fascio di luce giusto sulla matassa ancora ingarbugliata. Vorrei scrivere la parola “fine” di questa storia e vorrei che fosse un lieto fine.
Da tempo, ormai, mi interesso anche del rapporto mente-corpo. Non sono l’unico, certamente. Mi basti citare uno dei fondatori della moderna medicina, tale Ippocrate che, più di duemila anni fa diceva che “se l’anima si ammala, essa consuma anche il corpo”. Potrei citarvi diversi autori e tante teorie, mi limiterò a dare un cenno al pensiero del Dr Hamer, di cui parleremo meglio in un’altra occasione, e di Louise Hay, antesignana del pensiero positivo. Entrambe riconducono il sintomo mal di testa ad un’autosvalutazione di se stessi. Soprattutto in ambito professionale o, più genericamente, dal punto di vista intellettuale. Non sentirsi all’altezza del compito da svolgere, o ritenersi inadeguati per quel compito, negare il proprio valore, giudicare se stessi in modo negativo. Sono alcuni degli aspetti del vissuto che potrebbero accomunare chi soffre di cefalea.
Spesso confondiamo lo stress con qualcosa di ben diverso. Non di rado mi sento dire dai miei pazienti che il lavoro che fanno è troppo stressante, che hanno difficoltà ad essere sereni nel compimento delle loro mansioni. Quasi sempre l’origine delle difficoltà sembrerebbe essere a carico di qualcuno, di solito un’autorità come il capo ufficio, il primario, il preside della scuola etc. Ma andando a scavare nelle singole storie delle persone che entrano in ambulatorio, viene quasi sempre fuori un’abitudine a svalutarsi, a non ritenersi in grado di fare qualcosa. Si tratta di abitudini radicate nella mente e che diventano automatismi come il portare un bicchiere alla bocca o mettere la prima quando si è in auto. Non essendo consapevole di ciò quel senso di stress lo si attribuisce a chi ci circonda.
Quanto può influire tutto ciò sulla sintomatologia di una patologia come il mal di testa? Tutti ammetteranno che lo stress, quantomeno, contribuisce ad amplificare il mal di testa. Qualcun altro azzarderà che potrebbe addirittura esserne la causa.
Qual è il nostro compito? Da medico cerco di ascoltare i pazienti, di farli parlare il più possibile. Mi sforzo continuamente di ricordarmi che il mio compito è di curare il malato non la malattia. I consigli terapeutici sono svariati, lo abbiamo appena detto. Ma si potrebbe andare oltre, dobbiamo chiederci se una rivisitazione degli schemi mentali di queste persone, frutto degli eventi della loro vita e del loro modo di interpretarli, possa determinare un miglioramento, se non la guarigione, della malattia. Possono le tecniche di PNL (programmazione neuro linguistica) venire incontro a chi sta cercando di darsi delle risposte esaustive in campo medico? Io penso di si e la medicina olistica, che, detto brevemente, considera e analizza la stretta connessione tra il corpo, la mente e lo spirito, ci dice, appunto, che non possiamo curare un problema focalizzando l’attenzione esclusivamente sul corpo ma dobbiamo tenere in gran considerazione i buoni pensieri, così come le buone medicine.
Nel IV secolo a.c. Ippocrate, medico e geografo greco i cui suggerimenti etici vengono ripresi tutt’ora nel famoso giuramento, diceva che il paziente deve essere considerato nell’interezza del suo stile di vita. Tale pratica è tipica della medicina moderna che, però, ha tralasciato la ricchezza di elementi che lo stesso Ippocrate chiamava in causa: dietetici, psicologici, sociali e perfino atmosferici.
Il mio invito, quindi, sia per medici che pazienti, è quello di non tralasciare le potenzialità della mente nell’affrontare determinate problematiche di salute e di rivolgersi a chi ha deciso di ampliare le frontiere terapeutiche, non limitandosi al solo ricorso ai farmaci.
Dario Alicino è un medico anestesista. Nato a Foggia il 3/5/1979 si è laureato in Medicina e Chirurgia nel 2003, presso l’ateneo della sua città, con una tesi dal titolo “La psoriasi e lo Stress” che gli è valsa ben due pubblicazioni su autorevoli riviste scientifiche del settore. La successiva specializzazione in Anestesia e Rianimazione gli ha permesso di conoscere la branca della terapia del dolore. In tale materia, l’approfondimento delle cui conoscenze è stato possibile grazie ad uno Stage di un anno presso una clinica specialistica in Belgio, si impegna tutt’ora presso l’ospedale di Manduria (TA) dove assicura visite ambulatoriali, e procedure interventistiche mini invasive, a chi soffre di dolore cronico. Ha partecipato, come relatore, a vari convegni sulle Cefalee. E’ soprattutto in tale campo che le sue ricerche si sono ampliate nella direzione della comprensione del rapporto mente-corpo.
http://www.loadtrainers.it/articoli/la-medicina-non-convenzionale_45
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